KiNK: Let Me Entertain You!


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A pochi giorni dall’atteso ritorno ad exe-cute, abbiamo distolto dal suo lavoro in studio Strahil Velchev, noto ai più con lo pseudonimo di KiNK. Strahil ci ha parlato tra le altre cose delle sue collaborazioni a distanza con Neville Watson, del suo amore per la musica elettronica e le macchine analogiche, del suo prossimo album, della sua città Sofia, dell’Italia, che ormai conosce bene, e in ultimo ha stilato per noi la sua personale TOP 5 di sempre in ambito House music. Buona lettura!

Preferisco tentare e fallire invece di fare un set di cui nessuno si ricorderà.

Ciao Strahil e bentornato!

La scorsa estate, in occasione del Dancity Festival, abbiamo assistito al tuo splendido live in duo con l’inglese Neville Watson. Insieme avete scalato le classifiche di settore con tracce come “Blueprint” o “Metropole”. Puoi dirci come vi siete conosciuti e come riuscite a lavorare insieme nonostante la distanza geografica?

Ciao, ti ringrazio per le belle parole, ci siamo davvero divertiti al Dancity Festival, come mi aspettavo!

Nel 2006 ho visto una foto su internet di un dj chiamato Neville Watson che stava suonando il mio primo disco. A quell’epoca non molte persone avevano sentito parlare di me. Io conoscevo già Neville, l’ho trovato su Myspace e l’ho ringraziato per il suo sostegno. Abbiamo iniziato a parlare di musica su internet, un giorno mi ha detto “facciamo un brano insieme”, gli ho risposto “ok!”. Mi ha mandato alcuni campioni e 6 mesi più tardi gli ho rimandato una traccia. Si chiamava “Inside Out”. Grazie ad un’altra coincidenza la Rush Hour Recordings l’ha pubblicata nel 2008 e questa catena di coincidenze ha cambiato le nostre vite! Abbiamo sempre lavorato su internet, all’inizio attraverso lo scambio di e-mail con file allegati ed in seguito attraverso lunghe conversazioni su Skype. Abbiamo scoperto che ci piaceva suonare in studio insieme e che eravamo davvero efficienti, quindi per quest’anno stiamo pianificando alcune vere e proprie jam sessions!

 

La House di Chicago di fine anni ’80 ed inizi anni ’90 è tornata di grande attualità. Quel sound rappresenta oggi un punto di riferimento per molti artisti, anche pop, citiamo ad esempio gli Animal Collective, Azari & III, Hercules and Love Affair, con cui hai collaborato ultimamente (Kim Ann Foxman n.d.r.). Come nasce la tua passione per quelle sonorità? Quali sono i punti di contatto con la musica di allora e quali sono oggi a tuo parere gli artisti che più sono in grado di rileggere in chiave moderna quella musica?

Il mio amore per la elettronica è nato con la musica degli anni 90, la seconda generazione della ‘Detroit techno’ e altri nuovi suoni provenienti dall’Europa, come la ‘Bleep techno’ e la prima ‘Jungle/Breakbeat’. Ho scoperto il suono autentico della House di Chicago alcuni anni più tardi e l’ho adorata, soprattutto la ‘Acid-house’, perché lì ho trovato il mio modello musicale nella sua forma più grezza, pura e originaria. Credo che in questo risieda la sua stessa magia, un suono crudo, ridotto all’osso, energia nella sua forma più pura.

Vorrei tracciare un parallelo tra quella musica e lo stile Bauhaus nell’architettura e nel design, minimale e funzionale ed allo stesso tempo futuristica. Se si guarda ad un prodotto in stile Bauhaus sembra moderno, nonostante il fatto che quella scuola di design sia esistita solo per un breve periodo, tra il 1919-1933. Così anche la ‘Proto House’ sarà sempre rivolta al futuro.
L’ultimo progetto in questa chiave, che mi ha catturato, è di un duo italiano, pubblicato dalla Bosconi Records. Loro reinterpretano quel suono in un modo fresco e mi piace molto!

 

In un’intervista di qualche tempo fa hai detto “I would sacrifice a good mix-down for a special sound”. Qual è il tuo approccio con la tua professione di dj e performer?

Quando ho avuto l’occasione di fare il dj in alcuni bar di Sofia, 11-12 anni fa, ho cominciato nonostante fossi completamente impreparato, perché al tempo non avevo né un luogo né gli strumenti per fare pratica. In una delle mie prime esibizioni dal vivo non avevo alcuna attrezzatura, così ho chiesto in prestito un computer portatile la sera prima e ho preso un controller midi da un altro artista un’ora prima di salire sul palco. Ora so mixare e credo di avere una buona reputazione come live performer, ma questo non sarebbe mai accaduto se avessi aspettato di essere pronto e di avere tutti gli strumenti giusti per farlo.
Prendo sempre molto seriamente il mio lavoro sul palco, ad esempio non bevo quando suono, ma sono sempre pronto a sperimentare. Preferisco tentare e fallire invece di fare un set di cui nessuno si ricorderà.

 

Sempre più spesso il termine “live” associato al club è usato forse in modo improprio. Nelle tue esibizioni è invece possibile ammirare l’utilizzo di laptop integrato a macchine analogiche. Qual è il tuo set up durante le tue esibizioni live? Lasci spazio all’improvvisazione? Sappiamo inoltre che sei un cultore dei sintetizzatori, che ti piace anche costruire ed assemblare. Quale è stato il tuo ultimo acquisto?

Ho sempre utilizzato una combinazione di strumenti analogici e digitali sul palco, tuttavia ho trovato alcuni punti deboli sulla natura ibrida del mio set up. Ho appena iniziato a lavorare su due diverse performance, una digitale (quella attuale) e una analogica. Nel mio set up ho sostituito due piccoli synth analogici con una Novation X-Station (synth, tastiera e interfaccia audio). Il resto della configurazione rimane la stessa, io controllo Ableton con due ‘Launchpad’, dispositivi della Novation, un Akai LPD8 e un ‘Ribbon’: un controller molto insolito prodotto dalla Eowave. Questa struttura mi dà libertà, siccome mi piace improvvisare posso suonare i tasti e attivare campioni di batteria, linee di basso, che scrivo in tempo reale (spesso chiedo a qualcuno del pubblico di farlo), ma è ancora piuttosto sicura grazie alla mia vasta libreria di loop e tracce caricate su Ableton. Da un altro punto di vista, il live esclusivamente in analogico sul quale sto lavorando sarà al 100% pura improvvisazione senza backup, nessun computer o qualcosa di pre-programmato: solo una drum machine (MFB 522) un synth bass (MFB Synth II), un semi-modulare Mini Monster Microzwerg e MFB Urzwerg per la sequenza dal vivo.
L’Urzwerg è il mio acquisto più recente, un sequencer analogico molto intuitivo con un sacco di manopole e pulsanti con cui giocare. La settimana scorsa ho acquistato un piccolo mixer della Mackie, un compressore con un nome interessante ‘Really Nice Leveling Amplifyer’ e un fantastico effetto delay/looper chiamato Memory Man. Non vedo l’ora di metterci le mani sopra!

Nel tuo ultimo EP uscito su Shari Vari (Tracks From The Vault Vol. 2 n.d.r) c’è spazio per brani deep house, techno fino ad arrivare all’IDM. È vero che stai lavorando su un nuovo album? Puoi darci qualche anticipazione o qualche aneddoto sulla realizzazione?

La musica che abbiamo pubblicato per la serie “Tracks From The Vault” è molto personale e sincera. Olivier, il capo della Shari Vari, ha ascoltato i miei vecchi esperimenti inediti. Si è offerto di rimasterizzare e pubblicare le tracce in modo da poter mostrare un volto diverso di “KiNK”.
Ho iniziato a fare alcune prove per un album l’anno scorso, ma ci vorrà più tempo di quanto mi aspettassi. Lo scorso anno ho suonato moltissimo in giro, ho dovuto lavorare molto su come poter migliorare il mio live set e le mie conoscenze di Ableton, ed ho dovuto lavorare su alcuni remix che non potevo assolutamente rifiutare. Ho anche continuato a collaborare con Neville Watson e Marc Romboy ed anche questo ha contribuito a distrarmi dall’album. Per quest’anno ho una visione più chiara e spero di potervi sorprendere con almeno un EP o singolo da solista prima dell’estate ed un album subito dopo, così come nuova musica sia con Neville che con Marc.

 

Poco conosciamo della tua città, Sofia. C’è una scena underground attiva? Se uscissimo insieme una sera dove ci porteresti a ballare?

Nella seconda parte degli anni 90 in Bulgaria e a Sofia c’era un grande entusiasmo per tutti i tipi di musica elettronica, ma a un certo punto la musica underground ha perso fascino per i giovani nel mio Paese dopo il 2000. Sono stato molto pessimista sulla sopravvivenza del club a Sofia e mi sono un po’ discostato, visto che viaggio molto, ma recentemente ho scoperto alcuni posti carini nella mia città, la mia scelta numero uno è il “Vlaikova”, un vecchio cinema teatro. Il piano principale è più simile a un bar, con musica di qualsiasi genere, dallo UK Funky alla Techno, il pubblico è molto easy, una famiglia di persone affini. Il floor più caldo invece, nel seminterrato, è “l’epicentro del rave”, come dicono i miei amici. Ancora non ci ho mai suonato ma non vedo l’ora di farlo!

 

Ormai ti si vede spesso in Italia. Cosa pensi della scena italiana? Ci sono artisti che conosci e con cui vorresti collaborare?

In Italia c’è una buona scena musicale elettronica, ma quello che più amo quando vengo a suonare in Italia è il pubblico. Sono persone dal sangue caldo, appassionate di tutto, che sanno come godersi la musica e la vita. Forse è un luogo comune parlando dell’Italia, ma quando lo sperimenti a livello musicale è ancora più vero e vivace. Quindi non vedo l’ora di tornare!

Ci sono molti artisti italiani che mi piacciono, il primo nome che mi viene in mente è Marco Passarani, una vera leggenda e i ragazzi della Bosconi Records e il loro progetto ‘Life’s Track’, che davvero mi fa impazzire. Della “vecchia generazione techno” amo Lory D, alcune delle sue composizioni per la Sounds Never Seen sono senza tempo. Inoltre voglio menzionare il mio buon amico Frankie Serious di Roma che ha appena iniziato la sua carriera discografica. Nelle sue oscure sonorità techno psichedeliche vedo del potenziale.

 

In chiusura, i cinque brani house che ieri, come oggi, rappresentano per te ancora una fonte di ispirazione?

Se devo rimanere nel genere House, le prime 5 che mi vengono in mente, senza un ordine preciso sono:

MR. FINGERS – Can You Feel it – Trax Records

DJ SNEAK – Keep On Groovin (Ian’s Fierce mix) – Urban

CAJMERE feat. DAJAE – Brighter Days (Underground Goodies mix) – Cajual Records

RON TRENT & CHEZ DAMIER – Morning Factory – Prescription

PHUTURE – Acid Tracks – Trax Records

 

Grazie!

 

Credits: Picture 1 KiNK at The Camp, London, by Roo Kendall; Picture 2 KiNK at Corsica Studios, London, by Antony Price

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