Lone Plays In A Galaxy Garden

 

Sabato scorso, prima che iniziasse la serata, ci siamo seduti su un divano del Lanificio 159 e abbiamo preso una birra con Matt Cutler, al secolo Lone. Il giovane produttore inglese, alla sua prima assoluta a Roma, ci ha parlato tra le altre cose del suo approccio con la musica, del suo remix per i Radiohead e del suo secondo album, in uscita a marzo, dal titolo “Galaxy Garden”.

(scroll down to read the original english version)

[ITA] Hi Matt, benvenuto e complimenti per i larghi consensi che la tua musica sta raccogliendo da parte di pubblico e addetti ai lavori. Sin dai tuoi primi lavori si avvertono influenze di vario genere, dal down-tempo all’hip hop, parlaci del tuo background musicale e di come si sta evolvendo il tuo sound.

Grazie! Guarda, prima di cominciare a registrare nuovo materiale e prima dell’uscita di ogni disco lavoro a lungo sulla musica, combinando stili differenti. Non è una novità per quanto mi riguarda perché è quello che ho sempre fatto sin dall’uscita del mio primo disco. In quel periodo facevo cose sicuramente più hip hop. Sono una persona che si annoia facilmente quindi ho bisogno di muovermi, anche e sopratutto tra generi differenti. Ascolto talmente tante cose e mi piacciono così tanti generi diversi che non riesco a creare in un’unica direzione

 

In molti oggi dicono che per produrre musica e poter vivere di questo mestiere bisogna necessariamente avere un approccio “dancefloor oriented”, è realmente così, lo senti come un limite? E’ ancora il club il luogo adatto dove poter sperimentare?

I club sono assolutamente perfetti per sperimentare, ho finito solo pochi giorni fa una traccia che metterò stasera per sentire quanto sia effettivamente buona, ma in questo periodo non si comprano così tanti dischi e il miglior modo per guadagnare con la musica è fare il dj, suonare durante le serate, quindi penso, tristemente, che tanti facciano musica dancefloor oriented in modo che possano guadagnarsi da vivere. Potrebbe essere un limite ma personalmente non mi interessa così tanto, cioè, il mio nuovo album non è affatto un disco dancefloor piuttosto è qualcosa che si può sentire a casa; spero che continuino a farmi suonare comunque nei club anche se per me non è che sia così importante, io continuerò a fare la musica che voglio senza dovermi preoccupare troppo di tutto il resto.

 

Il tuo primo album “Emerald Fantasy Track” è uscito sulla tua personale etichetta, la “Magic Wire Recordings”. Come è nato questo progetto e secondo te che tipo di prospettive può offrire oggi il mercato della musica ad un’artista o discografico emergente che cerchi di avvicinarsi a questo genere?

Se nessuno vuole stampare il tuo disco e se hai soldi a sufficienza, creare un’etichetta è il modo più semplice per far musica, in fondo non devi dar conto a nessuno se non a te stesso; ovviamente l’enorme difficoltà sta nell’essere costretti a fare tutto per conto proprio, è comodo firmare per un’etichetta e far fare a loro tutto il lavoro.

Con la mia etichetta non è stato così difficile, la mia parte è quella di produrre musica e farla uscire, di tutto il resto si occupa il mio manager e amico Sean West, in tutto siamo tre-quattro persone. Da pochissimo abbiamo messo sotto contratto Neon Jung, un nuovo artista che uscirà presto.

 

La tua musica alle volte sognante e malinconica sembra essere costruita apposta per raccontare delle storie urbane: ti piacerebbe provare a scrivere una colonna sonora per qualche film o documentario? Hai già ricevuto proposte in tal senso?

Mi piacerebbe molto, penso anch’io che ci siano molti punti di contatto, ma sfortunatamente nessuno me l’ha ancora mai chiesto.

 

Con l’esplosione della scena Dubstep / UK-Bass, l’Inghilterra, con i suoi paesaggi scuri, sembra essere tornato uno dei luoghi ideali per chi vuole produrre musica: trai ispirazione da ciò che ti circonda? Qual´è il tuo luogo ideale per produrre musica?

Non ne sono stato influenzato così tanto, la mia musica preferita ha dei suoni caldi e definiti, molto differente da quello che si fa generalmente in Inghilterra. Mi piace la dubstep, la bass music, anche se scure e pesanti, dalle quali cerco di trarre ispirazione per come sono prodotte, cercando allo stesso tempo però di fuggire dalla pioggia e dal freddo inglese.

Forse proprio perché vivo in una delle città più piovose dell’isola (Manchester n.d.r.) mi piace immaginare qualcosa di più allegro.

 

Nei tuoi lavori è possibile ascoltare molti suoni provenienti da un recente passato: fai uso di macchine analogiche che integri con il lavoro sul computer? Qual´è al momento il set-up del tuo studio di produzione?

Il mio studio, ovvero la mia camera da letto – so che non è particolarmente affascinante ma la mia camera è sempre stata il mio studio – è molto semplice, la maggior parte delle cose le faccio al computer, non ho troppe macchine analogiche, mi piace produrre suoni come se provenissero da strumenti analogici, ma in realtà è tutto molto basic. Non importa il modo in cui fai musica, quello che conta è l’idea.

 

Quest’estate è stato possibile ascoltare il tuo splendido remix per una delle band di maggior culto e tra le più ricercate in ambito di sperimentazione musicale, i Radiohead. Come sei entrato in contatto con loro e com’è stato lavorare su una traccia come “Feral”?

Beh, la loro etichetta discografica mi ha contattato tramite l’agente dei Radiohead, loro stavano facendo questo album remix e io sono stato tra quelli scelti per fare una traccia. È successo tutto molto inaspettatamente io ero in treno andando non so dove, mi chiama il mio manager e mi fa “insomma, come va?” e io: “bah, non tanto bene, sono in treno, è pieno di gente, non sono propriamente felice” “potrei avere qualcosa che ti risollevi, i Radiohead vogliono che gli fai un remix” “oh, wow, ok, sì!”.

Concretamente è stato molto difficile realizzarlo, ovviamente non si può mai essere totalmente oggettivi con il proprio lavoro, figurarsi quando hai di fronte una band che adori; ci ho messo dei secoli per riuscire a fare qualcosa che mi piacesse, stavo crollando sotto la pressione, non ero solo impaurito, ero terrorizzato, non è facile lavorare pensando costantemente “oh mio Dio Thom Yorke ascolterà quello che faccio”, onestamente non ero neanche troppo contento del risultato finale, ma poter fare qualcosa del genere è grandioso.

 

Nel 2012 uscirà il tuo prossimo LP “Galaxy Garden”, che già attendiamo con ansia, puoi svelarci qualche anteprima, qualche aneddoto sulla sua realizzazione?

Mi ci è voluto circa un anno per realizzarlo, ho iniziato nell’ottobre 2010 e l’ho finito appena prima di Natale. È un po’ differente da quello che ho fatto fino ad ora, non è completamente né house né techno, è più simile a cose che suonavo tempo fa ma è comunque abbastanza veloce e ci sono due collaborazioni con Machinedrum che ha cantato in due tracce. Non so realmente come poterlo descrivere, ha dei suoni propri che suonano in maniera molto organica, non ci sono dei veri e propri riferimenti ad altri generi musicali, a differenza dei precedenti lavori che avevano connessioni con la musica house e rave, questo è qualcosa di “fresco”, è qualcosa che cerca di guardare avanti invece che guardare indietro. Immagino che dovreste solo sentirlo, in fondo è tutto fatto e dovrebbe uscire a marzo.

Thanks Matt!


[EN] Hi Matt, first of all, congratulation for all the positive feedback your music is having from audience and critics. Since your first works, you can feel different musical influences, from down-tempo to hip hop, tell us about your musical background and how your sound is evolving.

Thank you! The thing is, before I release any records, I make music for a long time, and I use to make all kinds of different styles then. It’s just when the first record came out, that what I was doing was hip hop, but it was always my intention to try different things. I get bored easily as well, so I have to move, I listen to a lot of stuff so, I mean, I can’t just make one style because I’m interested in so many different styles of music.

 

Many says that today for producing music and living with it you need to have necessarely a dancefloor oriented approach. Is that true? Do you feel it as a limit? It is still the club the place to experiment?

I think that at the moment people don’t buy records as much. The best way to make money with music is to play dj, play gigs, so I think sadly a lot of people are making dance music because you can earn a living that way.

This could be a little bit a limit but at the same time I don’t personally really care. I mean, my new album I just finished is not dance floor music too, really, it is more a home-listening kind of album. Hopefully people still book me, but it doesn’t matter to me, I’m still making the music I wanna make, I don’t worry about it too much.

The club is absolutely perfect for experimenting, I’ve just finished a track two days ago, that I’m going to play tonight to hear how good the track is.

 

Your first album “Emerald Fantasy Track” has been released by your own label, “Magic Wire Recordings”. How this project came out? And which kind of perspective can offer today the music system to an artist who is getting close to this genre?

On the one hand it is the easiest way to do it because than you have to rely on everyone else, if no one wants to print your record. While, if you got the money you can do it for yourself, but on the other hand it is very difficult because you have got all the work to do for yourself so, it is good to be in a label and they do all the work for you, but at the same time it is good if you have your own your label because you don’t have to worry about anyone’s opinion.

I have my manager and friend Sean West who runs with me the label, so it is not too difficult for me because I have got him helping me. All I do is make music and put it out. We are basically three-four people. We have just signed a new artist called Neon Jung, he is going to be out soon.

 

Your music, sometimes dreamy and melancholy, seems made for telling urban stories: have you ever thought to make soundtracks for films or documentaries? Have you received some proposals?

I would love to do it, but unfortunately no one asked me yet.

 

With the explosion of Dubstep/Uk-Bass phenomenon, England, even thanks to his dark landscape, seems to returned one of the ideal place to produce music. Do you take inspiration from what surrounds you? Which is your ideal spot to produce music?

I never take too much influence, because my favorite kind of music is bright and warm sounding, which is not what England is about. I love dubstep and bass music that obviously are quite dark, quite heavy. I take inspiration from the productions inside of it, the way it is produced, but for me I try to escape from the rain and cold of England, I like to imagine something happier.

I just make my music in my bedroom, it is not amazing, but my bedroom is my studio and it always will be.

 

In your works is possible to hear many sound from a recent past: do you usually use analogic machines integrated with computer? Which is your studio set up?

My studio set up is very basic, I do most of the stuff on a computer, I really don’t have much analog gear, I like to produce the music in a way that sounds like I’m using analogical machines, but in reality it is very basic. I don’t really like to go too into it. It doesn’t matter how you make music, it is just about the idea, this is the main thing.

 

This summer you released a sublime remix of one of the biggest mainstream and experimental band, Radiohead. How did you get in touch with them, and how was working on a track like “Feral”?

Well their record album got in contact with me really they were doing this remix album and I was one of the people that got picked to do it. So they asked me if I wanted to do it (the Radiohead’s management) and I said «yes» obviously. I was on the train going somewhere and I got a call from my manager and he said «Hi how are you doing’?» and I said «I’m not very good, I’m not very happy, it’s too busy» And he said «oh i’ve got some news that might cheer you up, Radiohead wants you to remix for them». «Ah wow, ok, yeah». But it was very difficult to do ’cause I’m a big fan of Radiohead so it took me ages to do it, and then I wasn’t really very happy with the remix to be honest, I felt like I crumbled under the pressure but it was a great thing to be able to do actually. Of course you can’t be 100% objective with your work… it’s a very difficult thing especially with Radiohead, I was actually terrified, like «oh my god Thom Yorke is gonna listen to me»

 

In 2012 is going to be released your new LP “Galaxy Garden”, that we all waiting anxiously. Could you reveal something about it, or some story about its production?

Yeah, it took me an year basically I started it in October 2010 and finished it just before Christmas, it’s quite different to what I’ve been doing recently, it’s not really housey or technoy, it’s most like the old stuff played, but its still quite fast though, and there are two collaborations with The Machinedrum he’s singing in two tracks. I mean I don’t really know how to describe it I guess you just need to listen to it, but it’s all done now and it should be out in March.

Thanks Matt!

 

Intervista curata in collaborazione con Dude Magazine.
Foto di Simone Angileri

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